CampaniaSlow: A Cautano da Terre Caudium dove nasce Cariavis, ancora Gran Oro al Concours Mondial de Bruxelles

Articolo di Carlo Scatozza

“Salire a Cautano lungo il Taburno è sempre una bella avventura, ma stavolta non è per un appuntamento escursionistico sul massiccio del Parco Regionale lungo il verde del Camposauro o per la patata interrata del Taburno, e nemmeno per la succosa ciliegia della vicina Campoli che siamo venuti; la nostra meta è uno dei luoghi simbolo dell’Aglianico del Taburno Docg, l’Azienda Terre Caudium, a 400 mt s.l; una piccola grande realtà del vino sannita dove la qualità si avverte in ogni produzione gestita da varie generazioni dalla famiglia Caporaso; con Carmine che, seguendo le orme degli avi, iniziò a imbottigliare “a denominazione” il meglio del territorio.

Conoscemmo le figlie di Carmine, Sara e Annalisa con il suo genero ( sannita acquisito dalla piana napoletana) Fabio Caccavale in una degustazione guidata da Salvatore Landolfo a Caserta, presso il Civico 86 e così con Salvatore facemmo qualche mese dopo la pensata di andarli a trovare tutti nel loro regno. In cantina abbiamo anche scoperto il prezioso ruolo di Ruben, figlio di Carmine, che apprende dal padre una rara bibbia quotidiana di saperi enologici e agricoli.

Prima tappa il vigneto dell’Aglianico Docg dove si allevano le vigne protagoniste del Cariavis, 2 volte Gold Medal al Concours Mondial del Bruxelles, l’ultima proprio qualche giorno fa. L’importante giuria di uno dei pochi premi veri del mondo del vino internazionale è stata più volte, alla cieca, stregata da questo nettare sannita. Per comprendere l’importanza della manifestazione concorsistica internazionale che si è celebrata quest’anno in Italia, ( Calabria per la prima volta) , nella sessione Vini Rossi e Bianchi 2022, a gareggiare c’erano oltre 7300 vini provenienti da 40 paesi e 6 continenti. Tra i vincitori figurano etichette da tutto il mondo, a partire dai paesi produttori più affermati fino a Cina e Perù.

Nel quadro di risultati più che soddisfacenti per l’Italia, che con un totale di 351 medaglie che la collocano al terzo posto dopo la Spagna e la Francia, prima con 455 medaglie, buono il risultato della Campania che piazza ben 2 Medaglie Gran Oro ( una appunto con Cariavis 2007 Terre Caudium), 9 Oro e 11 Argento. Ora con la seconda Medaglia Gran Oro che penzola sulla bottiglia narriamo del percorso iniziato proprio da noi nella vigna dove nasce il Cariavis, una parte dei poco più di due ettari di proprietà; ci emoziona ma anche ci preoccupa poichè in questa scoscesa valle la Provincia di Benevento vorrebbe costruire una strada a scorrimento veloce, un’opera che, seppur può essere necessaria per vincere una scomoda mobilità per le popolazioni locali, rischia di assassinare, oltre alla vigna del blasonato Cariavis, finanche la vigna duecentenaria del Bue Apis della vicina Cantina del Taburno, passandoci proprio in mezzo…insomma uno scempio enologico e naturalistico che speriamo possa essere scongiurato, poichè la gente si deve muovere e le merci pure viaggiare meglio ma non certo distruggendo l’economia delle suddette popolazioni e le produzioni fiore all’occhiello del Made in Italy…

Il resto dei terreni vitati dei Caporaso , con spazio alla bacca bianca in modo particolare, si trova nella confinante Vitulano. I vigneti della località Pagliariello in cui nasce il Cariavis hanno più di 30 anni con una ricca argillosità. L’affinamento per 24 mesi e nella rovere del tonneau che becchiamo nella piccola cantina di fronte casa e ci dona il senso della grandezza di una etichetta che stupisce il mondo partendo da questi piccoli luoghi, in cui l’abbinamento alla degustazione è la salsiccia “privata” di casa Caporaso: un privilegio da ricordare.

Ma non solo Cariavis, è necessario volgere lo sguardo anche ad altre etichette: la gentile Coda di Volpe e la Falanghina per i bianchi, rivendicata come Beneventano Igp, ricca di sentori di pesca ed il Merum per la Dop Aglianico, anche questo con 11 mesi in rovere, stavolta barrique.

La famiglia Caporaso aderisce alla FIVI e ci tiene particolarmente condividendone i valori, contro una commercializzazione esasperata del vino, rifuggendo anche da quel circo Barnum che troppo spesso diventano ultimamente le espressioni pubbliche del vino campano. Poche migliaia di bottiglie per chi vuole il meglio dell’Aglianico del Taburno Docg, per chi non crede alla “crisi” dell’Aglianico, ma ne cerca davvero le vette oltre le mode. A prova di ogni degustazione alla cieca per i vini, la famiglia Caporaso è aperta all’ enoturista colto e attento, in vena di conoscenza e non di scampagnata, lieta di accogliere e di condividere momenti in scambio, non solo sorsi.